SATELLITE NASA PER LO STUDIO DELLA TERMOSFERA

     La termosfera è un settore della nostra atmosfera che di recente, si sta sempre più trovando al centro dell’interesse scientifico.

     Fino ad anni abbastanza prossimi a noi, la conoscenza di questa parte dell’atmosfera era considerata secondaria rispetto ai fenomeni atmosferici che avvengono nella sezione troposferica con cui l’essere umano è più direttamente a contatto. La termosfera infatti, si trova ben lontana dalla superficie terrestre trovandosi nella sua parte inferiore ad una distanza di 80 Km e nel limite superiore si spinge a 200 Km di distanza.

     Di questo settore sono invece da sempre considerati interessanti sia dal punto di vista scientifico che da quello dell’esperienza di ogni essere umano, la comprensione di alcuni fenomeni visibili anche ad occhio nudo dal suolo, denominati aurore boreali. Ma per il resto era considerata di secondario interesse, perché appunto  considerata troppo lontana e quindi meno influente rispetto alla stratosfera ed alla stessa troposfera.

     Con l’andare avanti dello sviluppo scientifico è stato notato e soprattutto ipotizzato che questa sezione dell’atmosfera, è molto meno estranea alla vita climatica e non solo del nostro pianeta di quanto si credesse.

     Le ricerche e le scoperte nel tempo si sono susseguiti fino a giungere ai nostri anni recenti, quando la NASA ha deciso di indagare direttamente e quindi più profondamente la termosfera.  Per fare ciò è stato inviato dall’ente spaziale americano, un satellite di ultima generazione.

     Questa realtà d’indagine è dotata di una particolare tecnologia che gli permette, sfruttando le proprietà dell’ossido di azoto (NO) per quanto riguarda le emissioni infrarosse, di misurare il bilancio energetico di questo particolare strato dell’atmosfera.

     Questo satellite, quindi, analizzando il bilancio energetico termosferico agli infrarossi, si presta perfettamente allo studio delle condizioni atmosferiche di alta quota.

Tiziano Taiti

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EXASCALE COMPUTING

 

 

Sotto la spinta dei nuovi modelli matematici applicati alle diverse scienze, l’informatica è chiamata ad un ennesimo sforzo e cerca di rispondere. Tra i vari tentativi a cui si sta per mettere mano non senza perplessità, è l’EXASCALE COMPUTING che concerne nella realizzazione di un progetto ambizioso che consiste nel superare di 1000 volte la funzionalità e la capacità di elaborazione dei più potenti sistemi di main frame oggi in funzione.

Il progetto ha dell’incredibile, facciamo un esempio, le ultime frontiere a cui è arrivata attualmente la capacità di elaborazione informatica è di 2 PFLOP ed una potenza di picco di 7 MW. Ebbene, secondo gli obiettivi che si pone il progetto Exascale Computing, si dovrà raggiungere una capacità di elaborazione dell’ordine di 1000 PFLOP che necessiterà di una potenza di picco di varie centinaia di MW. Potenza equivalente ad una centrale nucleare di piccole dimensioni.

Perché per la realizzazione del progetto exascale computing ed in generale, per la capacità di elaborazione di un main frame serve un tale quatità di energia? Ciò è dovuto a diverse ragioni, la principale delle quali è il trasporto dei dati. Le micro-tecnologie più all’avanguardia, permettono di trasferire un singolo bit da un livello di interconnessione ad un altro, utilizzando un’energia che varia da una 1 a 3 pJ. Una quantità piccolissima, ma se questo dato lo moltiplichiamo per l’enorme quantità di dati che partono da un main frame, ecco che di colpo si raggiungono le enormi quantità calcolabili in 10/30 MW per livello. Da precisare che in informatica per livelli di interconnessione di dati nella trasmissione dei dati, si intende ad esempio il cammino che un bit deve fare da un chip ad una scheda, o ad esempio da una scheda ad un rack. Ed infatti una delle principali perplessità sulla fattibilità realizzativa di questo progetto risiede proprio nel fatto dell’enorme energia che occorre per realizzarlo e soprattutto per renderlo valido, per quanto riguarda il fattore del trasporto dei dati.

Per la realizzazione del progetto si è creata di recente una patnership tra INTEL e IMEC (Interuniversity Microelectronics Center), inoltre a favore dell’iniziativa c’è da registrare l’approvazione di due importanti agenzie degli Stati Uniti: L’amministrazione nazionale di sicurezza nucleare ed il Dipartimento dell’energia.

Queste importanti approvazioni sono importanti, nonché necessarie per tentare di realizzare questo importante ed avenieristico progetto perché spingerebbe le frontiere dell’elaborazione molto, molto più avanti rispetto alle attuali e molti rami scientifici ne hanno estremo bisogno, visto che modelli matematici avanzati applicati alla scienza, trovano proprio nella tecnologia informatica un limite, al momento insuperabile. Questo è il caso di scienze ad alta o ad altissima intensità di calcolo, come ad esempio varie branche di scienze della terra tra le quali in primis troviamo la climatologia, la meteorologia e la meteorologia spaziale.

Tiziano Taiti

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STATI UNITI: CANCELLARE IL DEBITO CON I PAESI POVERI IN BASE ALLA RIFORESTAZIONE EFFETTUATA

    

     La nuova amministrazione statunitense alle prese ormai da settimane con la catastrofe ambientale petrolifera nel golfo del Messico, dove sta profondendo energie di ogni genere per riuscire almeno ad arginare l’emergenza. Ha preso veramente in seria considerazione la situazione delle emergenze naturali quali la deforestazione, soprattutto nelle aree sensibili tipo ad esempio alcune zone dell’America centrale e meridionale e più in generale in tutta la fascia tropicale del nostro pianeta. Area geografica che però coincide con le zone più povere del mondo.

     Questa coincidenza è stata notata dal dipartimento di stato americano che ha escogitato una ricetta che se verrà dato corso alla sua realizzazione, ha veramente dell’innovativo e può risultare la chiave di volta per riuscire ad ottenere vari scopi vitali per il miglioramento ed addirittura la prosecuzione della vita nel nostro pianeta.

     La soluzione consiste in questo:

Cancellare il debito pubblico che una determinata nazione povera ha con gli Stati Uniti, in quantità pari a quanto quella nazione si impegnerà nella riforestazione.

     Ad esempio al Costarica sono stati accordati, la diminuzione di ben 25.000.000 di dollari di debito in 16 anni che la nazione centroamericana ha con gli U.S.A. e questo è possibile, grazie al preciso impegno da parte della Banca Centrale costaricana di preservare ed ampliare la copertura forestale in zone nevralgiche del proprio territorio come ad esempio, il parco transfrontaliero dell’Amistad, od altre aree come l’Osa Peninsula il rifugio di Maquenque Wildlife e l’importante penisola di Nicoya sita nella provincia di Guanacaste.

     La logica economica che sta dietro questa iniziativa, è quella di far sì che le nazioni povere non vedano una fonte di ricchezza nell’abbattimento delle foreste, come è avvenuto fino ad oggi. Ma bensì, possano vedere nella tutela e nell’ampliamento della loro superficie verde una fonte di sicuro guadagno molto più remunerativa e sicura facendo in questo modo che la sconvenienza economica provochi gioco – forza, il conseguente abbandono della pratica distruttiva della deforestazione e del degradamento ecologico.

     Facendo il punto, direi che questo è veramente un grande, grandissimo contributo ideato dall’amministrazione americana per ottenere degli ottimi passi per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro pianeta, sia dal punto di vista naturale che dal punto di vista dell’alleggerimento della situazione di strangolamento  che tanti paesi vivono nei confronti delle nazioni più ricche della Terra.

     Davvero questa ricetta rappresenta un vero cambiamento di rotta ed un grande investimento nei confronti delle future generazioni!!!

Tiziano Taiti

 

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IL TERREMOTO DI HAITI VISTO CON OTTICA SISMOLOGICA

      Il terremoto che ha colpito Haiti, ha avuto come ipocentro un punto distante 16 Km dalla capitale Port-au-Prince e profondo dalla superficie terrestre 10Km.

     L’isola di Haiti sorge in una posizione molto complessa dal punto di vista geologico, in quanto nell’area vi sono in azione diverse dinamiche geofisiche per cui sono in gioco enormi quantitativi di energia. Ma vediamo il tutto più nel dettaglio.

     Nel teatro d’azione haitiano sono fondamentalmente due le principali protagoniste di tale complessa situazione:

         La prima è l’enorme placca nord-americana, la quale compie un moto diretto da ovest verso est, di entità quantificata in ben 2cm all’anno, che se consideriamo i valori degli spostamenti delle placche, è un movimento veramente significativo.

         La seconda è l’altrettanto enorme placca sud-americana, la quale compie un moto, anch’esso significativo in quanto a velocità, che è stato quantificato in ben 1,5 cm annui, la direzione nella quale si sta movimento la placca è da sud-est verso nord-ovest.

     Nel bel mezzo di queste due elementi geologici ve ne è un altro rappresentato dalla placca caraibica, di dimensione  molto inferiore rispetto alle altre due, anch’essa in movimento che si sta svolgendo con velocità molto più modesta quantificata in 77 mm in direzione sud-est verso nord-ovest e quindi in movimento “quasi” solidale con la placca sud-americana.

     Ho scritto “quasi” a ragion veduta, in quanto sulla piccola e fragile placca Caraibica, vengono spesso a collidere le due enormi placche americane e quindi gli spazi di movimento per la piccola placca sono veramente ridotti. Ad un quadro così complesso c’è da aggiungere il fatto che la piccola placca sulla quale si trova Haiti, non è compatta, ma risulta essere solcata da numerose faglie che formano un reticolo complesso.

     Le tre placche muovendosi in spazi ridottissimi, nel loro scivolamento e nel loro contatto più o meno lento, creano un enorme accumulo di energia che deve prima o poi sfogarsi. Energia in grado di sviluppare terremoti di magnitudo consistenti compresi trai 7,5 e gli 8 gradi della scala Richter.

     Ed infatti, se diamo un’occhiata da un punto di vista storico alla sismologia del territorio, notiamo che negli ultimi 500 anni, che è un lasso di tempo notevolmente ridotto da un punto di vista geologico, si sono verificati ben 12 eventi sismici di magnitudo superiore o uguale a 7,5 della Scala Richter.

Tiziano Taiti    

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DIBATTITO SUGLI ALBERI DI NATALE

     Di recente ho letto un articolo ed una spiegazione, in un sito di un autorevole organismo preposto alla raccolta dei rifiuti che ha il sapore veramente di scempiaggine nei confronti della natura. Per cui ho avvertito il bisogno di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

     Nell’articolo “esemplificativo”, vi era scritto che l’albero di natale veramente ecologico era quello vero in quanto gli abeti (E’ questa la tipologia di alberi che viene maggiormente usata negli addobbi natalizi), sono degli ottimi divoratori di anidride carbonica, mentre per l’albero plastificato si adduceva che non è ecologico in quanto si usano per farlo, materiali inquinanti come la plastica.

     Il discorso sopra esposto è illogico e forviante in quanto, è sicuramente vero che l’albero di Natale composto da materiali plastificati è inquinante, ma è altrettanto vero che è di utilizzo pluriennale molto spesso decennale e non raramente ultradecennale. Mentre, l’utilizzo degli alberi vivi è già tanto che arrivi al 6 gennaio. Dopo di che il destino dell’albero è quasi sempre una morte certa, ed il cassonetto della spazzatura. Anche se ultimamente si stanno sviluppando in qualche città italiana, come ad esempio Roma, iniziative per la raccolta volta a recuperare quello che resta degli alberi di Natale. I quali, chi ce la farà a sopravvivere al periodo natalizio ed a un’attenta verifica da parte di esperti risulterà idoneo al reimpianto, verrà rimesso a dimora, mentre tutti gli altri che sono la stragrande maggioranza verranno inviati ai centri di compostaggio, dai quali dopo importanti lavorazioni verrà ricavato un fertilizzante di altissima qualità. Queste iniziative sono utilissime e degni di lode in quanto sono volte a ridurre l’impatto ambientale. Il danno all’ambiente resta comunque notevole! Vediamo con più attenzione la situazione.

     Gli alberi vivi destinati agli addobbi di Natale sono per lo più alberi  di due specie: Uno è l’abete bianco, chiamato appunto volgarmente l’abete di Natale ed in misura minore l’abete rosso. Entrambi gli alberi svolgono il ruolo di protagonisti dell’eco-sistema forestale montano. Questo ecosistema è un habitat il cui equilibrio è molto fragile, in quanto le specie animali e vegetali devono resistere a delle sollecitazioni atmosferiche e quindi ambientali ben più pronunciate rispetto agli eco-sistemi delle aree collinari o di pianura.

     Agli scopi ornamentali natalizi vengono prelevate da questi boschi e foreste montane, gli alberi di dimensione medio-piccola o piccola che nell’economia della foresta sarebbero destinati al suo ringiovanimento spontaneo e naturale, per cui il togliere centinaia di migliaia di esemplari ogni anno, è facilmente intuibile che genere di danni di enorme proporzione l’uomo infligge alla natura.

     Se guardiamo con l’ottica della CO2, è vero che l’albero vivo è un fagocitatore di questo gas ma proprio per questo dovrebbe essere lasciato dove sta.  Provo a spiegarmi meglio. Se un albero viene spiantato come ad esempio l’abete bianco e viene portato via dal suo habitat e messo a dimora in casa per il periodo natalizio, è vero che per quel periodo assorbe anidride carbonica, ma in seguito, con la sua morte precoce, finisce la sua preziosa funzione. Invece se lo si lascia in natura questo albero avrà modo di svilupparsi profondendo per anni se non addirittura per secoli il suo benefico effetto a favore della foresta o del bosco nel quale si trova e più ancora, a favore di tutto il pianeta!

     Se guardiamo con razionalità il problema dal punto di vista dell’albero composto da materiale plastificato, è vero che la sua costruzione in termini ambientali è negativa, in quanto come già più volte soprascritto è composto da materiale il cui ottenimento e la cui elaborazione ha un certo impatto ambientale. Ma questo influsso negativo è limitato sia nella quantità che nel tempo. Se poi pensiamo che ogni albero “sintetico” salva non un solo albero vivo, ma quanti alberi vivi… Se facciamo un rapido calcolo ed associamo ad ogni anno di utilizzo di questa tipologia di albero uno vivo. Ad esempio se supponiamo che l’utilizzo dell’albero plastificato sia di un lasso di tempo di 10 anni significa che sono stati risparmiati ben 10 alberi vivi. Quindi si capisce immediatamente come questo sia un vero toccasana per l’ambiente e quindi la conclusione è che il vero albero ecologico è quello di “plastica”.

     Se poi guardiamo le nostre tasche il paragone tra i due alberi si volge in maniera altrettanto schiacciante a favore dell’albero “sintetico”, in quanto quest’ultimo sovente, già costa di meno all’aquisto, immaginiamo poi quando dobbiamo moltiplicare questo risparmio per una media di 10.

     In conclusione, per i nostri stupendi addobbi natalizi a cui mai dobbiamo rinunciare per l’allietamento delle nostre abitazioni in giorni così importanti, è di gran lunga preferibile sotto ogni angolatura il vero albero ecologico che è quello artificiale.

Tiziano Taiti

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AUGURI PER IL NUOVO ANNO E PROSPETTIVE PER IL BLOG

     Porgo a voi affezionati lettori gli AUGURI PER UN BELLISSIMO ANNO NUOVO, che sia prodigo per voi del raggiungimento di tutti gli obiettivi che vi siete prefissati per la vostra vita. Ma soprattutto che sia portatore di tanta, tanta serenità!!!

     Ringrazio Voi per la fedeltà dimostratami nei due mesi di black-out, continuità di rapporto testimoniata del resto dalle statistiche del contatore.

     Sono tanti i progetti che vorrei sviluppare e che interesserebbero questo sito:

         Innanzitutto lo scrivere degli articoli chiarificatori sulle diverse e numerose funzioni che ho inserito in questo spazio web, allo scopo di facilitare non solo la consultazione del mio sito, ma anche e soprattutto quello degli altri. In particolare vorrei descrivere l’utilizzo dello strumento che permette la traduzione dei siti di lingua straniera. Come del resto anche quella del vocabolario che permette di svolgere ricerche scolastiche e non solo, di approfondire lo studio di lingue, ecc. Purtroppo, ho notato che queste funzioni, il cui utilizzo è del tutto gratuito nel mio blog, non sono sfruttate in modo pieno da voi. Da qui sento l’impellente bisogno di illustrarvele…

 

         Potrei inoltre in prospettiva, coinvolgere questo spazio web come importante strumento integrativo rispetto alle attività che svolgo nelle diverse collaborazioni che mi vedono occupato.

 

Tiziano Taiti

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AUGURI DI BUON NATALE!

     Scrivo questo articolo innanzitutto per porgere gli AUGURI DI BUON NATALE di vero cuore a voi! Affezionati lettori… e pregherei che li allarghiate alle vostre famiglie.

     In secondo luogo, ci tenevo a chiedervi scusa per il mio prolungato silenzio che dura consecutivamente oramai da due mesi! Ma ciò è dovuto non certo per inerzia o per superficialità nei vostri confronti.

     La motivazione risiede nel fatto che sto vivendo un momento di congiuntura nella mia vita, direi fondamentale. Nei mesi scorsi ho definito e quindi iniziato una collaborazione importante con il quotidiano on-line “Roma Reporter”, per il quale mi sto occupando di ambiente e di urbanistica, volgendo un attento e vigile sguardo nei confronti di uno sviluppo infrastrutturale bio-compatibile.

     Sempre nei mesi scorsi ho definito la mia collaborazione con l’Associazione Lagrange di Napoli, per la quale sto ora curando il settore scientifico delle attività associative. (Contatto che ho ottenuto grazie a questo blog, in quanto il presidente, visitandolo è rimasto affascinato dalla mia modalità di trattazione degli argomenti proposti e quindi ha ritenuto valido il volermi conoscere e da lì, anzi! Da qui, è nato tutto…)

     In questo momento sto definendo un approfondimento collaborativo con il centro meteorologico romano.

     Come anche un osservatore non attento può notare, in questi due mesi mi sono trovato veramente oberato di impegni sia pratici che psicologici, per cui mio malgrado ho dovuto trascurare questa attività, per la quale ho comunque un’attenzione non secondaria perché mi permette di svolgere per hobby, l’amore che nutro per questa materia così variegata.  

Tiziano Taiti

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LE LUCI SISMICHE QUESTE SCONOSCIUTE…

     Già in uno dei precedenti articoli abbiamo affrontato l’argomento delle luci sismiche, cercando di dare loro una definizione. In questo post, proviamo a rispondere alla domanda da cosa è causata  questa speciale fenomenologia luminosa.

     Purtroppo a questa domanda non vi è una risposta valida e condivisa dal punto di vista scientifico.

     Già gli antichi egizi osservarono in maniera inconfutabile l’esistenza delle luci sismiche. Ma dobbiamo aspettare addirittura la fine del 1800, quando il mondo scientifico nella persona del nostro Ignazio Galli, decise di prendere in attenta considerazione il fenomeno. Ed infatti il Galli fu il primo scienziato della storia a svolgere uno studio approfondito su queste “particolari formazioni luminose”.

     Da allora, la sismologia ha affrontato il problema dando come risultato una serie di ipotesi tutte molto interessanti, ma al momento nessuna delle quali è risultata decisiva al vaglio dei fatti.

     Provo ad elencarne  qualcuna:

         Sviluppo di un campo elettrico dovuto allo scontro e/o al distaco di materiale roccioso.

         Formazione della fenomenologia dovuta ai moti oscillatori dell’aria a livello del suolo, presenti in caso di terremoti.

         Campi elettrici che tendono ad accelerare cariche atmosferiche.

         Scarica elettrochimica luminescente dovuta ad attrito del sottosuolo a sua volta dovuta all’energia in gioco.

     Lo sforzo che la comunità scientifica sta profondendo nello svelare la causa delle luci sismiche è dovuto soprattutto al fatto che, questi fenomeni luminosi, possano essere considerati o meno come segni premonitori di terremoti disastrosi.

     Ed è proprio questa la strada maestra che sta percorrendo un nostro ricercatore dell’università di Perugia, Cristiano Fidani. Esperto specializzato proprio nelle anomalie elettromagnetiche associate ai terremoti.

     Il fatto ed il vero scoglio al momento insormontabile per la comprensione delle luci sismiche, risiede nel fatto che molti meccanismi geologici sono ad oggi sconosciuti. Come risultano ancora bisognosi di approfondimenti e di ulteriori conoscenze, alcune dinamiche chimico-fisiche che avvengono prima, durante e dopo un terremoto.

     La posta in palio come è facilmente capibile, è altissima… Tutto il genere umano, quello soprattutto abitante nelle zone rosse, aspetta con trepidazione su come poter prevedere un terremoto!!!

     A parer mio l’obiettivo è ancora lontano, ma ogni passo percorso in tal senso è comunque positivo.

Tiziano Taiti

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LE ASPERATUS: NUOVA FRONTIERA PER LA FISICA DELL’ATMOSFERA E LA METEOROLOGIA

    

     Le Asperatus sono delle particolari formazioni nuvolose, di grande entità, di colore scuro. La parte visibile delle nubi e quindi la base ha una superficie quanto mai increspata e frastagliata.

     Ma queste nubi sono rette da principi di comportamento, sconosciuti al momento, in quanto questo genere di nuvole sembrano dalle loro fattezze visibili, portatrici di grandi tempeste, testimoni oculari hanno detto che pare debbano provocare tempeste paragonabili a dei tornado ed invece, proprio nel momento nel quale dovrebbe avvenire la precipitazione, svaniscono nel cielo lasciando scomparire ogni traccia della loro esistenza.

     Vi sono addirittura persone che hanno asserito che vedere le Asperatus, equivalga a vedere un mare in tempesta da una prospettiva rivoltata.

     Ma la scienza a che punto è nei riguardi della comprensione di queste particolarissime formazioni nuvolose?

Si sa per certo che queste nubi esistono, in quanto sono state numerose volte fotografate e filmate in diverse parti del mondo. Si sa dalla fisica dell’atmosfera che per far si che queste formazioni nuvolose così grandi prendano vita,  deve essere messa in gioco una energia notevole a livello locale. Ed inoltre altro dato significativo per la comprensione di queste nubi è che il loro colore molto scuro, fa pensare ad una grande quantità di vapore acqueo condensato.

     In realtà, escluso alcuni accenni, la scienza al momento brancola nel buio anche perché le sta quasi del tutto ignorando. Si pensi che di tutta la comunità scientifica , solo l’RMS (Royal Meteorological Society) sta attivando un serio programma di studio, volto a capire i meccanismi di formazione e di comportamento che reggono l’evoluzione delle Asperatus.

     Ed infatti è stato l’organismo scientifico inglese a coniare il temine “Asperatus”, parola che è stata presa dal latino e significa: “accidentato”,” tempestoso”, “ruvido”.  E quindi, visto la fenomenologia della quale sto trattando in questo spazio web, credo che il nome sia veramente indovinato!

Tiziano Taiti

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I TIFONI POSSONO CAUSARE TERREMOTI LENTI

     Da alcune ricerche di frontiera compiute di recente dagli scienziati dell’Accademia Sinica e dalla Carnegie Institution di Taiwan, ci sono forti tracce che fanno pensare, con altissima probabilità, che i tifoni siano in grado di innescare terremoti lenti.

     A questa conclusione sono giunti dopo cinque anni di intensi studi, durante i quali sono stati inseriti, ad una profondità variabile tra i 200m ed i 270m, tre sensori volumetrici altamente sensibili che hanno ricoperto un compito di rilevamento riguardante i movimenti e le distorsioni di roccia. Parametri questi, decisivi per l’individuazione e lo studio di un terremoto.

     Nel corso di questi cinque anni sono stati rilevati a Taiwan ben 20 terremoti lenti di durata temporale, variabile da poche ore a poco più di un giorno.

     Ma con l’avanzamento degli studi si è vissuto da parte degli scienziati stupore e meraviglia allorquando si è notato che dei 20 terremoti lenti verificatisi, ben 11 ed i più complessi, che sono stati “guarda caso” quelli nei quali vi era in gioco un’energia maggiore, sono avvenuti quando in corrispondenza sulla superficie terrestre si abbatteva un tifone.

     Il fatto soprascritto che inizialmente veniva interpretato dagli studiosi come una curiosa coincidenza, man mano si è fatta strada l’ipotesi di non trovarsi più di fronte a delle coincidenze, ma ad una vera e propria nuova dinamica geofisica, del tutto sconosciuta fino ad oggi. Infatti, si è osservato che queste curiose coincidenze, si verificavano così puntualmente che si è sviluppata la certezza che non si trattassero di casi isolati, ma che si aveva a che fare con un elemento di causa-effetto ben preciso TIFONI-TERREMOTI LUNGHI e quindi, la teoria formulata è che quando si verificano i tifoni sulla superficie terrestre nell’area interessata dal fenomeno meteorologico la pressione esercitata dall’atmosfera sul suolo crolla. Questo sul fondale oceanico invece non avviene perché i movimenti delle acque marine, tendono a compensare la riduzione di pressione.

     Se nell’area interessata dal tifone vi è la presenza di una faglia, questa dal lato della terra ferma ha un valore di pressione diversa da quella del lato marino e questa differenza di pressione anche se piccola, fra i due lati della faglia di subsidenza fa sì che si crei uno squilibrio sulle forze applicate sul sistema faglia e questo permette uno slittamento con la conseguente fuoriuscita non violenta di energia e quindi il verificarsi di terremoti lenti. Insomma, vere valvole di sfogo della crosta terrestre!

     Questa ricerca che reputo molto plausibile, ha non solo il merito di aver trovato una causa-effetto tra i tifoni ed i terremoti, ma anche quello di aver risposto, se questa teoria verrà accertata, ad una domanda che fino ad oggi ha tenuto in scacco la comunità scientifica e quindi è rimasta insoluta e cioè:

         Perché nell’area di Taiwan dove si svolge un intenso movimento di placche non si siano mai registrati terremoti catastrofici e pochi terremoti di intensità considerevole, come invece sarebbe ipotizzabile in un’area così attiva della crosta terrestre?

     La risposta verosimilmente è che i tifoni hanno salvato, salvano e continueranno a salvare Taiwan da terremoti catastrofici!

Tiziano Taiti

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